An Italian reaction to Calder's piece

This is an exchange of correspondence between two Italian sannyasins, debating (in Italian, naturally) Christopher Calder's article Osho, Bhagwan Rajneesh and the Lost Truth. The first one is directly addressed to Calder himself, as an open letter addressing the latter's criticism of Osho's behaviour/teaching and supplying different explanations. Here it is:

Lettera aperta in risposta a "Osho, Bhagwan Rajneesh e la Verità Perduta" [Open letter in response to "Osho...etc"]
di Marco Galzenati


C'è una preoccupazione e un accanimento del tutto particolari nella maniera in cui lei sig. Christopher Calder si preoccupa di difendere valori quali verità e democrazia, e credenze quali reincarnazione e illuminazione, la cosa più umoristica è che ciò viene di fatto da un "discepolo diretto di Osho" che sembra continuamente mancare i punti essenziali, nella foga di screditare non tanto l'insegnamento Oshiano quanto la figura dell'uomo.

Parlare di contraddizione tra illuminazione e corruzione in relazione ad Osho significa supportare sottilmente, le peggiori tendenze instupidificatrici che agiscono nel contesto della discussione sulla realtà dell'illuminazione.

Vediamo "brevemente" perché:

Iniziamo dalla verità, la verità non esiste come concetto o esperienza esprimibile attraverso le parole, il linguaggio.

La verità nell'accezione iniziatica è uno stato esperienziale dell'essere, una particolare postura dello stato percettivo, una tavola d'acqua non increspata… cosa intende dunque sig. Calder quando dice: «Rajneesh non ha mai perso la verità esistenziale definitiva dell'essere. Ha solo perso il concetto comune della verità che ogni adulto normale può facilmente comprendere.»

Mi sfugge il significato di comune verità, sta forse parlando della verità socialmente accettata e condivisa da quelle che lei definisce menti non illuminate? e se sta parlando di questa verità come bisogna intendere il suo adulto normale, una persona benpensante, che si muova nei limiti del comune buonsenso?

Qui non si tratta di "razionalizzare il continuo mentire come un tantra mancino", bensì di usare le parole come un gioco che porti il nostro interlocutore a riscoprire uno stato interiore di consapevolezza, sicuramente al di là del suo senso di comune verità sig. Calder, una verità che se lei è così preoccupato di difendere non le darà mai nessun accesso a se stessa, la verità come la chiama lei non ha mai amato i propri difensori.

Lei continua poi:

    "Decise consapevolmente di abbandonare la verità a favore di ciò che considerava utili menzogne. Rajneesh calcolò che la maggioranza delle persone sulla terra si trovava ad un tale infimo livello di consapevolezza che non poteva capire, né tollerare, le reali verità."

Qui lei continua a focalizzare l'attenzione sul contenuto della parole di Osho le utili menzogne come se le parole avessero a che fare con la verità, lei continua sorprendentemente dopo anni di meditazione a confondere il dito che indica la luna con la luna. Di quali reali verità lei parla?

Mi perdoni se la correggo, non si tratta di verità si tratta dell'intrinseca impossibilità di indicare una meta, usando le stesse parole, a persone che si trovano in posizioni geografiche diverse. Si tratta della necessità di comunicare a tutti, e non solo ai discepoli più vecchi e motivati, cose che se a quel punto non avevano ancora capito non avrebbero probabilmente capito, come dice lei in maniera diabolicamente seria, in questa vita.
    "Il disprezzo per il comune concetto di verità, fu la sua definitiva rovina e per quel crimine deve essere ritenuto completamente responsabile, senza scusanti."

Riecco che la ritrovo aggrappato al comune concetto di verità, la cosa è assolutamente esilarante. Osho passa la vita nel tentativo di abbattere il comune senso della verità, e lei suo seguace lo condanna per il suo terribile crimine "il disprezzo per il comune concetto di verità". Lei è assolutamente geniale in questa profonda sottile e originale forma di non comprensione, ci vuole un talento tutto particolare. Capisco un po' di più tutte le riserve che il compianto Osho aveva in relazione ai seguaci.

Passiamo al secondo suo grande mito, la democrazia, si badi bene non solo quella politica, ma ad un concetto di democrazia che lei estende alla vita di relazione tra gli individui al di là del contesto politico, e senza considerare minimamente come la coscienza degli individui sia sottilmente manipolata attraverso l'illusione di scelta che le moderne democrazie offrono attraverso i media ecc…

Lei dice:
    "Faceva sprezzante riferimento alla democrazia come ad una "plebaglia - crazia". Rajneesh era un aristocratico imperiale, e non è mai stato un democratico generoso e di larghe vedute."

Su questo sono d'accordo con lei, Osho era sicuramente un aristocratico, appartenente a quel particolare lignaggio spirituale, le cui strade sono da sempre a tutti accessibili, ma che solo pochi esseri umani sporadicamente percorrono; in quanto ai democratici generosi e di larghe vedute, credo che l'umanità ne abbia già un numero sufficiente, per continuare indisturbata nel proprio percorso verso il più stupido autolesionismo senza scomodare il povero Osho.

Forse un po' semplicisticamente, preferirei sempre la guida di un sovrano illuminato ad una banda di politici inconsapevoli e spesso in malafede, che decide "democraticamente" il da farsi. Lei pare dimenticare un punto essenziale della storia umana, non sono tanto i sistemi che fanno la differenza, ma gli individui che li gestiscono, in quanto un sistema ingiusto gestito da uomini saggi può trasformarsi in un sistema giusto, mentre un sistema giusto gestito da uomini inconsapevoli può solo trasformarsi in un sistema ingiusto.

Passiamo alla sua idea di "illuminazione":
    "Ramana Maharshi, uno degli uomini più illuminati del XX° secolo, aveva l'approccio giusto a questo riguardo, ed è il motivo per cui è ancora tanto amato da tutti".

Qui Le sfugge un punto centrale, Ramana Maharshi ha semplicemente testimoniato lo stato di illuminazione, ma non si è certo esposto "così poco saggiamente" come Osho nell'attacco e nella distruzione delle fondamenta del potere politico e religioso del sistema di controllo mondiale delle coscienze. Forse per questo Osho è ancora tanto amato da tutti quelli che hanno coscienza della programmazione all'infelicità di cui l'umanità è vittima. Osho oltre ad essere un grande maestro, è stato anche un personaggio di primissimo piano dell'area della cultura antagonista checché se ne dica.
    "Bhagwan mentiva quando diceva che aveva discepoli illuminati."

Certo bisognerebbe definire un po' meglio cosa si intende per "illuminati":

Quante ore al giorno l'ego è collocato alla periferia dell'essere e quante al centro?

Oppure quanto è spostato in periferia in relazione al cento dell'essere?

Dato che pare impossibile accopparlo, questo ego (come dice lei), si dovrebbe trovare un punto, una manifestazione dalla quale dire: si è questo il punto! Qui sei illuminato!?

O più semplicemente dichiarare di esserlo quando è necessario soddisfare lo spasmodico bisogno di una fonte autorevole, di una autorità incontestabile, delle persone che ci circondano? Non so ma questo poi sarebbe mentire, se a farlo non fosse un maestro?

Oops, mi pare essere inciampato in un buffissimo paradosso.

Oppure come diceva Giuda a Cristo nel noto film Jesus Christ Superstar: "Veramente stai iniziando a credere le cose che dicono di te? Veramente stai iniziando a credere che questo parlare di dio sia vero?" Domande senza risposta assoluta mi pare di capire...
    "Qualcuno può inorridire davanti al fatto che un'anima illuminata possa essere condannata per reati penali."

Infatti quando Gesù è stato condannato e messo sulla croce "per quelli che oggi sarebbero molto probabilmente reati penali" gli individui benpensanti dell'epoca inorridivano proprio come oggi mi pare lei sia vicino a fare.

Poi continua con pettegolezzi del tipo: "Bhagwan Shree Rajneesh usava le persone, parlava alle spalle ecc...", che non riesco a capire che nesso abbiano con l'insegnamento.
    "Ed è anche un promemoria sul non prendere troppo seriamente ciò che la gente dice, è molto meglio osservare come essa vive, e togliere enfasi da ciò di cui parla. Le chiacchiere valgono poco. Le azioni sono più ricche e rivelatrici."

Sicuramente l'avere coscienza delle debolezze umane di una persona non lede in alcun modo ciò che è il suo apporto allo sviluppo della consapevolezza del pianeta (a meno che non si creda che lo stato di illuminazione comporti il dover di mantenere una particolare condotta etica, una buona reputazione, la rispettabilità insomma).

Per dirla in altro modo parafrasando una frase celebre, in pieno spirito imperiale-aristocratico: "Ciò che fa la differenza tra me e i miei servi è che loro parlano delle persone, io parlo dei concetti e delle idee," ma mi rendo conto che in un mondo in cui le telenovela riscontrano tanto successo questo possa passare in secondo piano.
    "Rajneesh sopravvalutava se stesso e sottovalutava i suoi discepoli. Chi intorno a lui era realmente in cerca della conoscenza avrebbe facilmente fronteggiato la verità, ed era già sufficientemente motivato senza bisogno di propaganda. Ma Rajneesh era stato un grande guru per così lungo tempo, non solo in questa vita ma anche nelle precedenti, che era arrivato a vedere se stesso in termini grandiosi. Era davvero una figura storica, ma non era il perfetto superuomo che fingeva di essere. Nessuno lo è! I suoi discepoli meritavano onestà, ma lui li nutriva con favole per dare loro fede".

Credo infatti che le persone che erano realmente in cerca della conoscenza abbiano facilmente fronteggiato ciò che lei si ostina a definire verità, anche se lei dal tono del suo articolo mi pare non essersene accorto.

E poi sulla reincarnazione e il credere in genere:
    "Se ci rendiamo conto che l'illuminazione è semplicemente una progressione graduale dell'espansione della consapevolezza, allora quell'obiettivo sarà raggiungibile da tutti noi, con il tempo necessario. Se lavoriamo per centinaia di anni, attraverso molte nascite e molte morti, con il semplice obiettivo di andare un po' più in profondità giorno dopo giorno, allora credo, con prevedibilità scientifica, che chi cerca di raggiungere l'illuminazione col tempo ce la farà."

Qui c'è un punto cruciale che pare sempre sfuggire a tutti, cose come illuminazione, vite passate, reincarnazione ecc… per chi non ne ha esperienza diretta restano atti di fede, dei credi alla moda ai quali aggrapparsi... Questa volta una nuova ragione legittima il nostro credere, se ne parla Osho sarà vero... "L'onestà è la vera strada da seguire".

No non è così semplice, un Maestro spesso non è onesto per calcolo, per non lasciare nulla a cui aggrapparsi, credere ad un maestro è inutile, non ci porterà dove vorremmo essere, capire la natura del suo gioco questo può esserci utile, per poi abbandonare anche quel gioco, per poi ritrovarci al centro esatto della danza dell'esistenza dopo aver avuto l'intuizione che ci consentirà di giocare tutti i giochi abbandonando la presa...

Lei dice molti avrebbero capito, sinceramente non mi pare, la gente ha bisogno, per ascoltare, che si parli il suo linguaggio… non sempre soddisfare aspettative significa essere disonesti... Soddisfare aspettative a volte serve ad aspettare che gli individui siano pronti a gettare le proprie stampelle, e a far sì che non impazziscano nell'egoica illusione di non averne...

Cordiali saluti,
Marco Galzenati


P.S. se qualche anima misericordiosa trova Mr Calder, traduce la lettera e riesce a recapitarla, le sarò immensamente grato in tutte le mie vite future, ed anche in questa, và. Crepi l'avarizia. (il mio inglese non mi consente di farlo e non ho l'indirizzo).

Rendo omaggio ai Maestri!




Roberto replica a Marco [Roberto replies to Marco]

Ciao Marco, ho letto la tua risposta a Christopher Calder.

A me sembra che Christopher volesse soprattutto porre l'accento sul fatto che anche un uomo che ha vissuto e controlla totalmente l'esperienza dell'illuminazione può, a volte, parlare o agire esclusivamente per evitare frustrazioni al proprio ego.

Causa precarie condizioni di salute e introduzione di sostanze nocive nell'organismo, trovo plausibile che anche la mente di un illuminato, dovendo anch'essa sottostare (quando non è in samadhi) a leggi stabilite da "qualcosa" di superiore, possa accusare dei cedimenti e compiere a volte azioni al solo scopo di evitare dispiaceri psico-fisici, spinta da vecchie abitudini che non sempre riesce a controllare perfettamente.

Del resto a pié di pagina, Christopher riconosce tranquillamente la fallibilità del suo giudizio.

Io, che ho imparato e continuo ad imparare dalle parole di Osho più che da chiunque altro, sento le considerazioni di Christopher molto utili alla mia crescita interiore e mi consentono di sistemare qualche altro tassello al proprio posto. Come puoi essere tanto certo che Osho non abbia mai mentito soltanto per difendere propri interessi egoici? Il tuo giudizio è infallibile? Siamo tutti d'accordo (anche Christopher) che Osho ha dato e darà un apporto meraviglioso per l'evoluzione dell'umanità, ma le osservazioni di C. sono importanti per far sorgere dubbi e raggiungere un quadro ancora più completo della Verità, che sicuramente si trova su un piano più elevato rispetto a qualsiasi Maestro (nel momento in cui, agendo nel mondo, non è disciolto in Essa).

Anche un Maestro che non sia in samadhi può cadere vittima, complici malanni fisici, del proprio ego, e i limiti di questa caduta non puoi stabilirli tu... E' evidente che l'argomento di cui stiamo trattando sia un dettaglio trascurabile di fronte all'immensità del pensiero e del contributo di Osho, ma è proprio lavorando sui dettagli che si progredisce sul sentiero della Conoscenza...

In bocca al lupo per tutto!

Roberto




~ from Alessia Home Page, an Italian site dedicated to human rights & cults (seems to have stopped publishing in 2003 -- but still quite useful for snippets of interesting news).


Other Italian reflections [in italiano]:

Labels: , ,